INTERVISTA A MICHAEL MONROE

INTERVISTA A MICHAEL MONROE intervista di Daniele Pietrini
 
"... non abbiamo mai  suonato per soldi, fama o per essere rockstar, basta il verso “We are not comin’ out to ‘support  the scene’, I don’t give a fuck if you don’t like me”,  per riassumere il nostro life-style..."
MELODY LANE ha avuto l'onore d'intervistare il leggendario MICHAEL MONROE. Cordiale, paziente e disponibile ci ha parlato approfonditamente del suo nuovo killer album "ONE MAN GANG", disco imperdibile, e ci ha raccontato, in maniera schietta e simpatica, episodi legati alla sua lunga carriera. Ci si ritrova così a parlare di STIV BATORS, LITTLE STEVEN, ADAM BOMB, SMACK e THE WILDHEARTS. “ …ALL MY FRIENDS, ALL MY PEERS…”!
 
Buona lettura!

MELODY LANE: Ciao Michael, appena in tempo, siamo stati fortunati a raggiungerti, se non sbaglio state per partire per il Giappone giusto?
MICHAEL MONROE: Ciao! Si partiamo dopodomani, faremo quattro date nella prima settimana di dicembre. Sold out shows! In Giappone siamo molto amati!

MELODY LANE: Mentre per il prossimo anno avete già date schedulate?
MICHAEL MONROE:  Per  la seconda parte del tour ci stiamo lavorando. Vogliamo stare in tour il più possibile per promuovere ONE MAN GANG! Al momento abbiamo un grande team che lavora con noi:  la booking  U.T.A. (UNITED TALENT AGENCY),  l’etichetta SILVER LINING e il nostro management. Tutto sembra promettere veramente bene, le cose si  stanno muovendo nella giusta direzione. Il nostro obiettivo è farci conoscere il più possibile, ‘expande our fame’, suonare dove abbiamo suonato poco o dove addirittura non abbiamo mai suonato. Non mi chiedere perché, ma trovo incredibile che negli anni ’80, gli HANOI ROCKS non abbiamo mai suonato in centro Europa. Giusto un paio di show in Germania,  ma sai che gli HANOI ROCKS non hanno mai suonato in Italia, Francia o Spagna? Posti dove è abbastanza normale suonare per una rock band ed invece ci fecero suonare in India, non so perché, proprio non ne ho idea.

MELODY LANE: Quindi, è probabile che presto vi rivedremo anche qui in Italia?
MICHAEL MONROE:  Amiamo l’Italia e prima o poi sono sicuro che torneremo. Poi abbiamo un ‘quasi italiano’ nella band, Steve Conte, uno dei  nostri chitarristi. Steve è di origine italiana, i suoi genitori sono italiani. Parlando sempre di  Italia, qui in Finlandia c’è  un mio amico, un cantante molto bravo, si chiama Andrea Brosio. L’ho conosciuto durante l’ultima stagione del programma televisivo THE VOICE OF FINLAND, ero uno dei giudici. Con Andrea abbiamo scritto una canzone insieme, si chiama ‘Libertà’, potete trovarla su Spotify o in rete. Ho partecipato anche alle registrazioni, cantando le backing vocals e l’ho prodotta. Adesso la sua band si chiama WHITE CLOUD.  Sono orgoglioso del brano, Andrea ha talento e merita di essere conosciuto …

MELODY LANE: Parlando  sempre del tour, ho visto che siete stati già inseriti in un paio di Festival estivi…
MICHAEL MONROE:  Beh si, li faremo sicuramente. Si  vocifera addirittura di tornare al Wacken, dove abbiamo già suonato due o tre anni fa, ed è andata benissimo. In questi grandi eventi la gente è contenta di vedere una rock band come la nostra, c’è grande divertimento, vedo i rock fan  sempre andare via con il sorriso sulle labbra dopo i nostri concerti, non sono mai delusi. Siamo una band molto affiatata dal vivo, e con gli anni siamo diventati una formazione veramente solida. Quando suoniamo diamo tutto…

MELODY LANE:  E anche in studio si può dire la stessa cosa, Rich Jones e Steve Conte si stanno rivelando grandi compositori …
MICHAEL MONROE:  Oh si, decisamente.  Su quest’ ultimo album, ONE MAN GANG, Rich Jones è stato il compositore principale, creativamente inarrestabile, mentre sul precedente album BLACKOUT STATES  si sente più la mano di Steve Conte.  Inoltre sia Rich che Steve stanno scrivendo veramente degli ottimi  testi, questo perché siamo amici, siamo affiatati e ci conosciamo molto bene. Riescono a scrivere come se fossero nella mia testa, ‘yeah inside my head’… Conoscono la mia filosofia di vita, sanno come la penso e quasi sempre condividiamo la visione del  mondo e di ciò che ci accade intorno. Per quanto riguarda il songwriting, non sono assolutamente un ‘control freak’,questa volta  Rich mi ha proposto dei versi e mi ha veramente  stupito,  li sentivo miei, ‘ I could stand behind any word”.
Questa volta avevamo molto materiale su cui lavorare, molte canzoni pronte. Quando ho ascoltato i brani che Rich ci ha proposto, li ho trovati immediatamente buoni, quindi ho preferito lasciare fuori tre o quattro pezzi scritti da me e sostituirli con quelli di Rich. In studio in tutto abbiamo registrato diciotto brani e ne ho scelti dodici per l’album. Ovviamente stavolta  non c’è molto sassofono avendo scelto brani più tirati e veloci  ma va bene così. Ho un paio di canzoni interessanti con i fiati, una con un grande assolo di sassofono, ma ho preferito tenerle fuori al momento, quelle scelte credo funzionino meglio, sono assemblate perfettamente  e poi 40 minuti è la lunghezza ideale per un rock album come ONE MAN GANG, non stanca e ti viene voglia di riascoltarlo: ‘all killers no fillers’! Che dire, una grande collaborazione, un ottimo lavoro di squadra  e poi stavolta fortunatamente non abbiamo avuto pressioni di alcun tipo. Non avevamo  label al tempo, non avevamo manager, non avevamo un booking agent, ma avevamo tutto il tempo necessario per produrre un disco che ci soddisfacesse completamente.  E l’abbiamo fatto. Considera che abbiamo finito di registrare i primi di dicembre 2018, ma abbiamo aspettato qualche mese prima di far uscire l’album perché volevamo trovare la giusta etichetta, il giusto management e direi che alla fine è andata bene. Abbiamo veramente un buon team  che collabora con noi, speriamo di continuare così…

MELODY LANE:  Parlando dell’album, oltre ai singoli pubblicati, ci sono un paio di brani a dir poco eccezionali, killer songs, mi riferisco a THE PITFALLS OF BEING AN OUTSIDER e BLACK TIES AND RED TAPE. Ho letto che hanno il loro posto fisso nella setlist. Cosa ci puoi dire riguardo questi due brani… 
MICHAEL MONROE:  BLACK TIES AND RED TAPE è nata dopo un business meeting con il nostro precedente management. Quella sera dovevamo suonare nello stesso edificio dove si stava  svolgendo la riunione, e i tipi del management continuavano a parlare di pezzi di carte e scartoffie, noiosissimo, ‘boring as hell…lots of bullshits”. Abbiamo anche saltato il soundcheck per quella stupida riunione, gente che ti dice “I tempi cambiano…il Rock n’ Roll non vende più come una volta” e ti inizia  a parlare di streaming, download: ’fanculo dimmi qualcosa che non so!  Il Rock non vende? E allora? A noi cosa ci cambia? Continueremo a fare quello che abbiamo sempre fatto, non abbiamo mai seguito alcuna moda e di sicuro non inizieremo a farlo adesso, non abbiamo mai cercato approvazione o fama. Pensi che se qualcuno ti paga qualche centesimo per ascoltare ‘legalmente’ la tua musica non sta rubando? Voglio dire due centesimi per un milione di streaming: “ It’s criminal anyway…The business sucks anyway!”.  Due centesimi, andiamo, è come rubare, così è nata Black Ties, Red Tape, bei vestiti, cravatte nere e tanta burocrazia, così sta andando tutto per il verso sbagliato. Vale per il music business come per la politica,  “BACKBITING POLITICIANS, SILK SUITS ON EMPTY SACKS”,  pensano a loro stessi, ai loro affari, per questo non cambia mai niente. Per quanto riguarda THE PITFALLS OF BEING AN OUTSIDER adoro il testo, è la mia preferita, riprende un po’ lo stesso concetto. Saliamo sul palco e suoniamo la nostra musica, musica che viene dal cuore, quella che vogliamo suonare. Ripeto, non abbiamo mai  suonato per soldi, fama o per essere rockstar, basta il verso “We are not comin’ out to ‘support  the scene’, I don’t give a fuck if you don’t like me”,  per riassumere il nostro life-style…e poi giocando con un verso degli AC/DC abbiamo aggiunto “It ain’t a long way… to the bottom!”, ci vuole poco a schiantarsi in un mondo così, bisogna essere forti e farlo per le giuste ragioni! Suonare la musica che ti viene dal cuore! Questo è un consiglio per le giovani band, che iniziano a muoversi nel mondo della musica e nel mondo del business, devi avere forti motivazioni e basi solide: Soprattutto di questi tempi, se pensi a ad andare dietro a soldi e fama rischi di perderti e di finire prima di iniziare.

MELODY LANE: Tornando al vostro live set, toglimi una curiosità, perché ultimamente suonate poco o quasi mai  YOU CRUCIFIED ME dall’album dei DEMOLITION23? E’ una canzone fantastica, da fan, una delle mie preferite. Chiaramente HAMMERSMITH PALAIS e NOTHING’S ALRIGHT sono imprescindibili, ma anche YOU CRUCIFIED ME è un pezzo che, per chi come me ti segue da sempre, ha fatto storia. Puoi raccontarci anche qualcosa riguardo la composizione del brano?...
MICHAEL MONROE:   Oh è una delle mie canzoni preferite! Dunque al momento non la stiamo suonando, ma l’abbiamo suonata molto in passato, anche un paio di anni fa, in tour qui in Finlandia, era fissa in setlist. YOU CRUCIFIED ME è nata in un modo molto particolare, quasi casualmente. Avevo la strofa con gli accordi pronti da tempo, ma non riuscivo a svilupparla, a chiuderla. In quel tempo vivevo a New York, un giorno venne  a casa mia Little Steven, co-writer e produttore dell’album dei DEMOLITION23, ascoltò quello che avevo buttato giù e mi disse che aveva dei versi pronti che potevano funzionare per il ritornello, si sposavano bene con la strofa. Ci lavorammo ed in poco tempo è nata YOU CRUCIFIED ME.  E’ proprio il caso di una canzone  scritta ‘fifty-fifty’…

MELODY LANE: C’è quella strofa che fa male: ‘THE LEGEND GROWS THE PICTURE  JUST GETS SMALL…’
MICHAEL MONROE:   E’ un brano autobiografico, in fondo è così che è andata. Niente prime pagine, niente fama, appunto ‘the picture  just gets  small’, ma la leggenda è cresciuta e per quello che vedo continua a crescere. Le foto sono diventate più piccole,  ma non io, non ho mai mollato. Nonostante tutto siamo ancora qui, carichi più che mai, non importa della sfortuna, non importa delle varie mode che si sono succedute o della moda del momento.  Che le foto siano grandi o piccole, noi siamo ancora qui.

MELODY LANE: Forse nel tempo, un album che hai un po’ trascurato dal vivo è WATCHA WANT, eppure è un signor disco. Come mai? Ci sono brani bellissimi come LIFE IS A BITCH AND THEN YOU LIVE o SHATTERED SMILE. All’epoca il tuo  chitarrista e collaboratore era Adam Bomb, che si faceva chiamare PINK GIBSON, cosa puoi raccontarci a riguardo 
MICHAEL MONROE:   WATCHA WANT è un buon album, ci sono veramente dei  bei pezzi. Fa piacere sentire che piaccia. Dunque Adam Bomb o Pink Gibson, ma il suo vero nome è Adam Brenner, francamente non so perché scegliesse quei soprannomi, era per qualche motivo qui in Finlandia e abbiamo iniziato a collaborare. E’ stato un momento piuttosto produttivo, aveva talento e abbiamo scritto bei pezzi, ma è durata poco. Andava controllato, siamo riusciti a tenerlo al guinzaglio per un po’ ma non ha funzionato, diciamo che il ragazzo era il peggior nemico di se stesso. Da allora, non ho avuto più a che a fare con lui, ma all’epoca la collaborazione è stata buona, creativamente è stato un buon periodo. Di tutto il materiale registrato, scelsi i migliori quattro o cinque pezzi e li utilizzai per  TWELVE SHOTS ON THE ROCKS, il primo album dei ‘reborn’  HANOI ROCKS:  NEW YORK CITY, OBSCURED, DESIGNS ON YOU, DELIRIOUS  e WATCH THIS, su cui fra l’altro suono tutte le chitarre come anche su NEW YORK CITY. Questi brani mi sembravano più adatti per un album targato HANOI ROC KS, e meritavano maggiore visibilità a mio avviso, quindi li scelsi per il disco del ritorno degli HANOI. Immagina che album sarebbe stato WATCHA WANT se avesse avuto anche questi pezzi! Per rimpiazzare i brani mancanti e completare la tracklist di WATCHA WANT incidemmo delle cover di band che adoro come X-RAY SPECS, DEAD BOYS, U.K. SUBS… Ma c’erano altri brani veramente buoni, SHATTERED SMILE, STRANDED…

MELODY LANE: STRANDED, altro grande brano,che è finito nella compilation ‘BEST OF’ per i trent’anni della tua carriera
MICHAEL MONROE:   Oh si, dovevo scegliere due brani per album per assemblare il BEST OF, e per WATCHA WANT  ho scelto  TELEPHONE BILL’S MINE e STRANDED. Molti mi dicono che gli ricorda i THE CLASH ma in realtà si sente l’influenza degli SLADE, per l’esattezza di  LOOK AT LAST NITE, un brano che si trova sull’album SLAYED? Avevo questa linea di basso che mi girava per la testa su cui ho lavorato per costruire il brano, poi nel tempo mi sono accorto che era ispirata dal brano degli SLADE.

MELODY LANE: Per allargare la vostra fan-base, per far conoscere ancora di più la tua band in giro per il mondo, avete pensato prossimamente ad un co-headlining tour? Magari con qualche band amica o con cui potete condividere stile e fan?
MICHAEL MONROE:  Oh si, ne parliamo sempre e da sempre. Specialmente ci piacerebbe andare in tour con qualche grande band che nel tempo ha apprezzato e dimostrato interesse per il mio  lavoro, penso ai FOO FIGHTERS, ad ALICE COOPER o ai GUNS N’ ROSES. E’ sempre la stessa storia però, quando ci incontriamo fra musicisti  lo diciamo sempre, “Hey we gotta tour together!”, è bello andare in tour con persone che stimi e conosci, ma poi il tutto passa a livello manageriale e al ‘business level’, e tutto si ferma come sempre:
 ‘ Quanto ci possiamo guadagnare?’, ‘ Cosa ci possiamo tirare fuori?’.Tutto si ferma lì.

MELODY  LANE: Ma a parte questi nomi che sono ‘BIG NAME’ , ci sono band non così  grandi con cui potreste affrontare la prossima parte del tour?
MICHAEL MONROE:  Beh si, si è parlato dei BLACK STAR  RIDERS, o i THE WILDHEARTS, con loro sarebbe veramente una buona  line-up.  Non cerchiamo assolutamente le più grandi band del pianeta con cui andare in tour, ma qualcuno che condivida la nostra visione, non so anche i THE DAMNED  sarebbero un buon tour-partner, li adoro, con loro c’è sempre da divertirsi.  Poi mi vengono in mente gli HELLACOPTERS, o gli stessi BACKYARD BABIES, sarebbe magnifico. Ginger Wildheart ha fatto parte della mia band ai tempi di SENSORY OVERDRIVE, e poi al suo posto è subentrato DREGEN , quindi stare tutti insieme in tour sarebbe veramente ‘cool’! Parliamo in continuazione col nostro management  di band con cui andare in tour, per ONE MAN GANG saremo in giro per un anno o due, quindi forse sarà la volta buona per suonare insieme a qualcuno d’interessante e che stimiamo!

MELODY  LANE: Poco tempo fa abbiamo intervistato JYRKI dei THE 69 EYES, anche loro gruppo cult e di Helsinki fra l’altro…
MICHAEL MONROE:  Oh certo, conosco bene i ragazzi. Loro però adesso suonano un genere diverso dal nostro, sono più nel GOTH ROCK, noi siamo più punk…

MELODY  LANE: Tempo fa è uscita la tua biografia, c’è qualche speranza di vederla tradotta in inglese? Possibile che sia uscita solo in finlandese?
MICHAEL MONROE:  Dunque la biografia degli HANOI ROCKS  ‘All Those Wasted Years’ è stata tradotta in inglese, mentre la mia purtroppo no, è disponibile solo in finlandese. Ed è un vero peccato perché ci sono così tante persone che mi seguono in giro per il mondo, dal Giappone agli Stati Uniti. Ma sai il libro è più lungo del libro degli Hanoi, ti sto parlando di cinquecento pagine, tradurlo e stamparlo è un’operazione piuttosto costosa, quindi al momento la ristampa in inglese non è in programma. Magari un giorno diventerò famosissimo e allora qualcuno sarà disposto ad investirci sopra qualcosa, scherzo ovviamente (risate). E’ un peccato perché inizialmente non pensavo di  avere molto da raccontare, ma il tizio che ha lavorato alla bio degli HANOI mi ha convinto, e alla fine sono uscite fuori tante storie, vari aneddoti,  ed  è venuto veramente un buon libro, sono soddisfatto.  Ho vissuto esperienze, nel bene e nel male, ‘ uniche’ nella mia vita e in carriera ho avuto a che fare con personaggi  leggendari del rock, importantissimi per me, penso a  Lemmy,  Stiv Bators, Johnny Thunders . Sull’ultimo album c’è un brano che è parla proprio di questo, si intitola WASTED YEARS, il ritornello dice “…FOR ALL MY FRIENDS AND ALL MY PEERS, GOT NO REGRETS FOR MY WASTED YEARS”.
Tante esperienze, nessun rimpianto, se non avessi passato tutto quello che ho passato non sarei arrivato ad incontrarli e non sarei dove sono adesso. “ …ALL MY FRIENDS, ALL MY PEERS…”!

MELODY  LANE: A proposito di Stiv Bators, poco tempo fa mi sono imbattuto in un’intervista del 1985, che Bators rilasciò ad una rivista italiana, Mucchio Selvaggio. Parlando dello stato di salute del rock in quel periodo, citò come band interessanti, ovviamente gli HANOI ROCKS, e poi un altro gruppo finlandese degli anni ‘80, divenuto poi una cult band, gli SMACK. Mi sono chiesto, giusto curiosità, se l’hai introdotto tu a quella band, credo tra l’altro che in quel periodo, era il 1985, condividevate addirittura un appartamento a Londra …
MICHAEL MONROE:  Si è vero all’epoca vivevamo insieme a Londra, ma credo che Stiv abbia conosciuto gli SMACK durante gli shows che i LORDS OF THE NEW CHURCH fecero in Finlandia insieme agli HANOI ROCKS  o durante uno dei sui viaggi in Finlandia. Anche i ragazzi dei Guns n’ Roses erano grandi fan degli SMACK. Sono tutt’ora amico di Rane Raitsikka, il chitarrista degli SMACK, oggi vive qui in Finlandia ed ha un a band che si chiama
Atomi Rotta, significa RATTO ATOMICO. It’s a cool band! Io e Sami Yaffa abbiamo suonato su un loro album, siamo buoni amici. All’epoca gli Smack di tanto in tanto aprivano i concerti degli HANOI ROCKS, ci conosciamo da tanto. A dir la verità non mi ha mai entusiasmato il loro nome SMACK, è uno slang per dire EROINA,non l’ho mai trovato interessante, troppo ovvio,chiuso ad ogni tipo d’interpretazione. Decisamente diverso da HANOI ROCKS…

MELODY LANE: Michael purtroppo il nostro tempo è scaduto, grazie, e speriamo di vedervi presto dal vivo!
MICHAEL MONROE:  Grazie a voi, ciao Italia, see you on the road!